26

feb

2010

Comprendere la natura per progettare il futuro

Scritto da Cammy 
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Un’illustrazione grafica, dal forte carattere bio-inspired, riceve una mensione d’onore dall’International Science and Engineering Visualization Challenge, il premio sponsorizzato dalla rivista Science e dalla National Science Foundation (NSF), giunto alla settima edizione. L’oggetto in questione rimanda alla necessità di osservare con occhio attento e critico la natura per progettare l’innovazione, il futuro: da qui anche il nome della rappresentazione stessa “back to the future“.

In particolare l’immagine rappresenta, su due livelli, lo spunto biomimetico e l’elaborazione progettuale dello stesso. In primo piano infatti, una colonia di diatomee, nello specifico la licmophora flagellata, viste attraverso l’ingrandimento reso possibile grazie al microscopio SEM (le diatomee sono organismi unicellulari considerati la più diffusa forma di vita sul pianeta. La cosa interessante è che questi minuscoli organismi a forma di ventaglio, visibili solo al microscopio, hanno la capacità di poter diventare interessanti imput nel campo della progettazione grazie alle loro innumerevoli capacità funzionali e formali).

Sullo sfondo, invece, il progetto nato dalla collaborazione tra il prof. Mario De Stefano del Dipartimento di Scienze Ambientali della Facoltà Scienze del Farmaco per Ambiente e Salute, la Prof.ssa Carla Langella del Dipartimento di Industrial Design Ambiente e Storia della Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli”, e la Dott.ssa Antonia Auletta. Il team si è concentrato sulla capacità e sulla modalità delle diatomee di raccogliere la luce solare ai fini della fotosintesi clorofilliana. Da qui l’imput per trasferire questi principi nel campo del design attraverso un prodotto di arredo urbano che ottimizzi il recupero di energia solare. continua…

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11

feb

2010

Il fascino del bianco

Scritto da Cammy 
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Da asettico, ospedaliero, impersonale, il bianco è diventato il colore del design. Quando abbiamo visto quell’esseruccio bianco e minuscolo, chiamato iPod, comparire d’improvviso, uno strano effetto l’ha fatto a tutti. Mai e poi mai avremmo immaginato che sarebbe diventato parte di noi, come se non fossimo mai nati senza. Da allora qualsiasi oggetto che avesse voluto presentare almeno un briciolo dello stesso “charme” non avrebbe potuto far a meno di essere bianco. Ed ecco che una pioggia lattea di oggetti dai più “colti” a quelli di massa, dall’hi-tech al fashion al food, in qualsiasi campo del design, ha riempito i nostri occhi di bianco, provocando una piacevole sensazione di assuefazione e benessere. Forse perchè bianco è assenza e presenza simultanea di tutti i colori, perché permette di arrivare all’anima dell’oggetto cogliendone, senza dissuasioni, l’intima essenza. Perché mette a nudo un corpo e non mente, in un gioco persuasivo di mistero e verità.

Lo sanno bene Giulio Iacchetti e gli altri otto illustri personaggi del design che nella collezione Il Coccio Design hanno reinventato l’umidificatore attraverso il tradizionale bianco esaltandone la forma. E Odoardo Fioravanti non poteva far altro che associare il bianco ad un candido legno nel suo Telescopio di Galileo per far immergere pienamente l’osservatore nella “milky way”.

Dunque, nonostante il total black pare stia per ritornare (perché i “corsi e ricorsi storici” esistono anche nel mondo del design… e l’iPad ne è l’esempio) il bianco continua ad avere il suo fascino. continua…

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10

gen

2010

Bozii e Moo: il mondo del design in un fumetto

Scritto da Cammy 
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bozii-livingroome-n9-minIniziamo il nuovo anno con un augurio speciale a tutti voi e con un post assolutamente eccezionale. Proprio in occasione di queste feste mi è capitata sott’occhio su facebook una insolita “cartolina d’auguri” che non poteva di certo passare inosservata. Un esseruccio strambo dal nome Bozii, si trova un giorno ad essere scambiato da Dio per Mosè e si trova d’un colpo a stilare i dieci comandamenti del design! Ma questa è solo una delle avventure che Bozii, studente tipo della facoltà di design, si trova a vivere mentre cerca di diventare l’ennesima design-star contemporanea. A fargli da guida Moo, una straordinaria coccinellina, architetto-designer veterano ormai in pensione, pronto a lasciare spazio ai più giovani e a seguirli e consigliarli con perle di saggezza frutto dell’esperienza nel campo.

Bozii e Moo sono entrambi “alter ego” del giovane designer Jacopo Zibardi, ideatore e creatore dei disegni e dei testi del fumetto Bozii Design. Jacopo, come molti di noi, si pone innumerevoli domande sul mondo del design, così mutevole, concreto e impalpabile allo stesso tempo da creare incertezze e perplessità anche a chi ne è immerso. Qualche risposta riesce a darsela (e a darcela) attraverso due personaggini minuscoli che pongono, sul design, una lente d’ingrandimento dal filtro ironicamente realistico e sfrontato.

Ospiti fissi su Livingroome, di recente Jacopo,  Bozii e Moo,  sono stati anche a Design Book, su Leonardo tv, in un’intervista di Giorgio Tartaro.

Una vignetta tira l’altra.. io le ho lette tutte d’un fiato e ho anche decretato la mia preferita… Qual è la vostra? continua…

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26

nov

2009

NONO’, niente di tutto ciò!

Scritto da Cammy 
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nono5Non è una sedia. Non è uno sgabello. Non serve per sedersi né per stare in piedi. Non ha quattro gambe.. insomma non è di certo riconducibile alla classica idea di seduta che tutti noi abbiamo in mente. NONO’, niente di tutto ciò. Proviamo ora a dire invece cos’è NONO’.

NONO’ è una seduta ischiatica a 3 gambe, un punto d’appoggio per il corpo a 70 cm da terra. E’ leggera, impilabile, dinamica, versatile. Una sorta di sellino da bici con le gambe, frutto di un attento studio sui nuovi modi del sedersi contemporaneo, in cui tempo e spazio a disposizione, abitudine e personalizzazione determinano nuovi modelli comportamentali. E’ il progetto che il giovane designer 22enne Stefano Soave ha presentato per la tesi, oggi ancora in fase di prototipo, ma assolutamente già pronto per andare in produzione. Il prototipo infatti è stato costruito in legno (ed è davvero interessantissimo vedere sul sito le immagini della realizzazione) ma il progetto è stato pensato in PP, utilizzando la tecnologia dello stampaggio a iniezione assistito a gas.

Ispirata a  Sella di Achille e Piergiacomo Castiglioni e Sedia per visite brevi di Bruno Munari, NONO’ riesce ad essere, in un panorama progettuale apparentemente saturo come quello della SEDIA, una sferzata di ironica, zoomorfa, primordiale, aliena originalità. continua…

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11

ott

2009

Intervista ad Emiliano Brinci: DesignTrasparente

Scritto da Cammy 
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design trasparente turbinaDesignTrasparente è una giovane realtà progettuale nata da una “ben assortita” collaborazione tra Emiliano Brinci, industrial designer con la passione per l’exhibition e la grafica 3d, e Francesca Soluzioni, esperta in tecnologie produttive e alla continua ricerca d’innovazioni tecniche e funzionali. L’ atelier è specializzato nella lavorazione delle materie plastiche, tutti i loro oggetti sono Made in Italy e realizzati con metodologie artigianali.

Parleremo oggi con Emiliano Brinci, per scoprire qual è stata e quale sarà la sua strada per il Design.

- Ecco la domanda di rito: chi è secondo te “un giovane designer”? Ti definisci tale?

Allora cominciamo con il dire che un designer, specialmente se giovane, è una persona che crede nelle proprie capacità, che ha una mente curiosa e la voglia di mettersi al servizio della comunità, progettando in modo intelligente ed utile per dar vita ad una società ed un mondo migliore. Questo, a mio avviso, dovrebbe perseguire ogni designer, giovane o meno giovane che sia. Questa però è la parte teorica e “romantica” della definizione , adesso ti “servo” la parte meno romantica dell’essere oggi un giovane designer. continua…

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23

lug

2009

AMY-Digital Sommelier: degustazione interattiva

Scritto da Cammy 
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amyDa sempre degustare il vino è sinonimo di esperienza sensoriale. Spesso però quest’esperienza è riconducibile solo a “pochi”, tant’è che la degustazione del vino si associa perlopiù all’immagine del sommelier e alla sua esaltazione del rituale, come fosse immerso in un mondo incantato e surreale, talvolta incomprensibile.
Arianna De Luca e Paola Coletta, due studentesse dell’ISIA di Roma, hanno fatto sì che quest’esperienza potesse essere diffusa, condivisa, vissuta dal fruitore in prima persona. Hanno ipotizzato infatti un sistema interattivo che coniuga tecnologia e tradizione a favore della gestualità e della sensorialità che accompagnano la degustazione del vino.
AMY – Digital Sommelier è un tavolo interattivo al centro del quale sono raccolte 12 ampolle contenenti gli aromi essenziali del vino. L’esperienza interattiva inizia proprio con la scelta, da parte dell’utente, della fragranza preferita. Poggiata l’ampolla scelta sul tavolo, sullo screan compariranno una serie di parametri che l’utente potrà regolare e scegliere secondo i propri gusti e le proprie esigenze: potrà manipolare dunque le principali qualità del vino come l’alcolicità, l’invecchiamento, il colore, il vigneto di provenienza dando vita man mano ad una sorta di “preview” della bottiglia di vino preferita. continua

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4

lug

2009

Teresa Brescia: pensieri, emozioni e ricordi..

Scritto da Cammy 
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brochure-teresa-brescia1“Da sempre arte e manualità sono le colonne portanti della mia vita“. Queste le parole della giovane designer Teresa Brescia, che racchiudono in pieno il suo lavoro e la sua “mission”. Teresa, dopo aver studiato alla facoltà di Architettura e aver approcciato al disegno di tessuti, si è resa conto che la sua voglia di sperimentare e toccare con mano i suoi prodotti l’avrebbe presto ottenuta attraverso la creazione dei suoi gioielli. In realtà parlare di gioielli sembra forse riduttivo guardando i lavori di Teresa: non si tratta infatti di preziosi che abbinati testimoniano le tendenze e la moda, ma di progetti che danno forma e significato a materiali fino ad allora privi di identità e collocazione (scarti di lavorazione ad esempio) che rielaborati mirano a comporre un unicum creativo. Il “monile” diventa dunque veicolo per affermare due obiettivi fondamentali: sfatare il falso mito della bigiotteria artigianale come simbolo di pacchianeria, e allargare i target del gioiello “hand made”, oggi prevalentemente destinato ad un pubblico femminile.
Tre sono le collezioni di Teresa Brescia. La Collezione Mosaiko si basa sul riutilizzo di tessere musive da campionario (usate prevalentemente in architettura come rivestimento) quasi fossero frammenti di creatività che insieme donano linearità e semplicità al progetto. La Collezione Round invece coniuga lo spirito decorativo degli anni ‘70 con il riuso di rondelle derivanti dal montaggio di orologi, per una collezione stile vintage. La Collezione Flò, infine, fa del fiore un segno che rappresenti eleganza, semplicità e raffinatezza.
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23

giu

2009

Le Whif: voglia di “inalare” cioccolato!

Scritto da Cammy 
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le-whif-1Provate ad immaginare il cioccolato. Vi verrà in mente quello a latte, fondente, bianco, con le mandorle, a menta, all’arancia.. al peperoncino. Oppure penserete alla croccantezza, alla cremosità, alla “scioglievolezza”, come recitava una famosa pubblicità. Ebbene, nonostante le più svariate (direi infinite) sensazioni ed emozioni collegate al mondo del cioccolato, c’è qualcuno che ha lanciato la sfida di inventarne di nuove. David Edwards, professore ad Harvard, ha inventato infatti un nuovo modo di “magiare” cioccolata… aspirandola! Il prof. Edwards dice: “Nel corso dei secoli abbiamo diminuito sempre più le dosi di cioccolato da mangiare restringendo sempre di più gli intervalli tra una dose e l’altra. E’ come se l’atto del mangiare si stia avvicinando man mano a quello del respirare, così, con un mix tra scienze culinarie e inalatorie, abbiamo spinto le abitudini alimentari verso la loro naturale e logica evoluzione. Possiamo chiamarla whiffing”. Da qui il nome del progetto, Le Whif appunto. Si tratta di un modo eccezionale per tenere a bada gli “attacchi” di fame o per accompagnare un caffè. Edwards sostiene che le Whif sia solo l’inizio che può dare il via a sperimentazioni e innovazioni nell’intero campo alimentare. Le infinite possibilità del wiffing sono state presentate durante quest’anno con Le Whif World Tour e in occasione del Festival di Cannes, ma il professore mira a girare ancora per farsi conoscere in tutto il mondo. In queste tappe è possibile provare in esclusiva Le Whif nei gusti : cioccolato a menta, a lampone, a mango e fondente… e tutti senza nessuna preoccupazione per le calorie! A me incuriosisce non poco, anche se mi è difficile pensare al cioccolato senza la sua “corposità”. Che possa diventare una sorta di “droga del futuro”? Chissà… voi che ne pensate?? continua…

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13

giu

2009

Set di posate in una card: dopo Pandoracard…

Scritto da Cammy 
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hans_credit_card_cutleryLa Moscardino-mania, cha ha seminato in giro per il mondo fratellastri e cugini alla lontana della posatina da happy hour per eccellenza, suppongo stia man mano invadendo anche gli altri progetti del nostro Giulio Iacchetti. Girando per il web ho trovato infatti il sosia olandese di Pandoracard, il set di posate per i pasti fuori casa, dalle dimensioni di una carta di credito. Si chiama Credit Card Cutlery, di Ineke Hans e si tratta di una card dalla quale si “staccano”, un po’ come i giochini dell’ovetto kinder, delle posate usa e getta per poter mangiare in ogni momento della giornata ed in ogni luogo un pasto fresco. In questo caso il set comprende solo una forchettina e un cucchiaino, contrariamente a Pandoracard che include anche un coltellino e uno stecchino. Altra differenza tra Credit Card Cutlery e Pandoracard è che nella prima le posate lasciano la bidimensionalità della card, per accennare alla tridimensionalità attraverso un gioco di incastri. Disponibile in bianco, nero e verde, è possibile acquistare Credit Card Cutlery al prezzo di 10$ sul sito www.cooperhewittshop.org. Ma ora sono curiosa: quale card preferite? continua…

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13

mag

2009

Intervista a Davide Conti: et Voilà!

Scritto da Cammy 
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voilaQuesto post inaugura una sezione di ctrlc-ctrlvidesign.it a cui penso da un pò e che presto prenderà forma.

Capita spesso di pensare al design come “oggetto” perchè è quello il mezzo attraverso il quale si esprime e con cui entriamo in contatto, ma raramente ci soffermiamo a pensare a chi c’è dietro l’oggetto. Eppure a mio avviso l’anima di un oggetto non è altro che la trasposizione dell’anima di chi lo crea, durante un percorso in cui viene contaminata da altri “effluvi” provenienti dal contesto, dalle richieste, dalle aziende..

Da qui l’idea di dare la possibilità ai lettori (ma anche a me stessa) di leggere non solo le critiche e i pareri di esterni sui progetti ma anche le parole di chi ne è autore.

Oggi sapremo qualcosa in più su Davide Conti, il giovane designer di Voilà, che si sta pian piano facendo conoscere grazie al suo talento eclettico e al suo spirito creativo. leggi l’intervista…

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