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26

feb

2010

Comprendere la natura per progettare il futuro

Scritto da Cammy 
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Un’illustrazione grafica, dal forte carattere bio-inspired, riceve una mensione d’onore dall’International Science and Engineering Visualization Challenge, il premio sponsorizzato dalla rivista Science e dalla National Science Foundation (NSF), giunto alla settima edizione. L’oggetto in questione rimanda alla necessità di osservare con occhio attento e critico la natura per progettare l’innovazione, il futuro: da qui anche il nome della rappresentazione stessa “back to the future“.

In particolare l’immagine rappresenta, su due livelli, lo spunto biomimetico e l’elaborazione progettuale dello stesso. In primo piano infatti, una colonia di diatomee, nello specifico la licmophora flagellata, viste attraverso l’ingrandimento reso possibile grazie al microscopio SEM (le diatomee sono organismi unicellulari considerati la più diffusa forma di vita sul pianeta. La cosa interessante è che questi minuscoli organismi a forma di ventaglio, visibili solo al microscopio, hanno la capacità di poter diventare interessanti imput nel campo della progettazione grazie alle loro innumerevoli capacità funzionali e formali).

Sullo sfondo, invece, il progetto nato dalla collaborazione tra il prof. Mario De Stefano del Dipartimento di Scienze Ambientali della Facoltà Scienze del Farmaco per Ambiente e Salute, la Prof.ssa Carla Langella del Dipartimento di Industrial Design Ambiente e Storia della Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli”, e la Dott.ssa Antonia Auletta. Il team si è concentrato sulla capacità e sulla modalità delle diatomee di raccogliere la luce solare ai fini della fotosintesi clorofilliana. Da qui l’imput per trasferire questi principi nel campo del design attraverso un prodotto di arredo urbano che ottimizzi il recupero di energia solare. continua…

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24

nov

2009

Può un progetto sostenibile diventare insostenibile?

Scritto da Cammy 
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watering-can-4Sono passati quattro anni da quando il giovane designer svizzero Nicholas le Moigne presentava al concorso indetto da designboom RE-think + RE-cycle, un progetto divenuto poi simbolo del design sostenibile. Watering Can si era aggiudicato infatti il primo premio grazie alla semplicità, immediatezza e indubbia efficacia, spianando la strada ad una serie di spunti progettuali eco-oriented che ancora oggi pullulano nel panorama del design contemporaneo. Non a caso tra i progetti recensiti in questi giorni da noti blog nazionali e internazionali spunta quello lanciato ultimamente dall’industrial design lab GR. continua…

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6

nov

2009

Wash One: dal flacone alla pillola

Scritto da Cammy 
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wash oneRicordo che la mia maestra delle elementari diceva sempre: <<Verrà il giorno in cui tutto sarà ridotto in pillole!>>. Son passati circa vent’anni e quel giorno non sembra più così lontano. A testimoniarlo è il progetto di Se Jun Lee, giovane designer che ha pensato di “rimpicciolire” le decine di flaconi e contenitori di saponi e detergenti in un unico e pratico blister. Con Wash One, infatti, è possibile portare con sé, in pillole monodose, tutti i prodotti di cui abbiamo bisogno per la cura e la pulizia del nostro corpo. Un blister contiene cinque tipologie di prodotto in doppia dose, distinte per colore e per destinazione d’uso segnata sulla confezione: shampoo (hair), sapone per il viso (face), dentifricio (tooth), bagnoschiuma (body I) e detergente intimo (body II). Davvero comodo sia per le situazioni di necessità giornaliera “outdoor” sia per i viaggi. Non saremo più costretti infatti né a beautycase stracolmi e ingombranti, né a spiacevoli sorprese di flaconi rotti e liquidi ovunque che invadono vestiti e accessori in valigia , né a tirar fuori e gettare intere confezioni al momento del check in. continua…

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11

ott

2009

Intervista ad Emiliano Brinci: DesignTrasparente

Scritto da Cammy 
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design trasparente turbinaDesignTrasparente è una giovane realtà progettuale nata da una “ben assortita” collaborazione tra Emiliano Brinci, industrial designer con la passione per l’exhibition e la grafica 3d, e Francesca Soluzioni, esperta in tecnologie produttive e alla continua ricerca d’innovazioni tecniche e funzionali. L’ atelier è specializzato nella lavorazione delle materie plastiche, tutti i loro oggetti sono Made in Italy e realizzati con metodologie artigianali.

Parleremo oggi con Emiliano Brinci, per scoprire qual è stata e quale sarà la sua strada per il Design.

- Ecco la domanda di rito: chi è secondo te “un giovane designer”? Ti definisci tale?

Allora cominciamo con il dire che un designer, specialmente se giovane, è una persona che crede nelle proprie capacità, che ha una mente curiosa e la voglia di mettersi al servizio della comunità, progettando in modo intelligente ed utile per dar vita ad una società ed un mondo migliore. Questo, a mio avviso, dovrebbe perseguire ogni designer, giovane o meno giovane che sia. Questa però è la parte teorica e “romantica” della definizione , adesso ti “servo” la parte meno romantica dell’essere oggi un giovane designer. continua…

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4

lug

2009

Teresa Brescia: pensieri, emozioni e ricordi..

Scritto da Cammy 
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brochure-teresa-brescia1“Da sempre arte e manualità sono le colonne portanti della mia vita“. Queste le parole della giovane designer Teresa Brescia, che racchiudono in pieno il suo lavoro e la sua “mission”. Teresa, dopo aver studiato alla facoltà di Architettura e aver approcciato al disegno di tessuti, si è resa conto che la sua voglia di sperimentare e toccare con mano i suoi prodotti l’avrebbe presto ottenuta attraverso la creazione dei suoi gioielli. In realtà parlare di gioielli sembra forse riduttivo guardando i lavori di Teresa: non si tratta infatti di preziosi che abbinati testimoniano le tendenze e la moda, ma di progetti che danno forma e significato a materiali fino ad allora privi di identità e collocazione (scarti di lavorazione ad esempio) che rielaborati mirano a comporre un unicum creativo. Il “monile” diventa dunque veicolo per affermare due obiettivi fondamentali: sfatare il falso mito della bigiotteria artigianale come simbolo di pacchianeria, e allargare i target del gioiello “hand made”, oggi prevalentemente destinato ad un pubblico femminile.
Tre sono le collezioni di Teresa Brescia. La Collezione Mosaiko si basa sul riutilizzo di tessere musive da campionario (usate prevalentemente in architettura come rivestimento) quasi fossero frammenti di creatività che insieme donano linearità e semplicità al progetto. La Collezione Round invece coniuga lo spirito decorativo degli anni ‘70 con il riuso di rondelle derivanti dal montaggio di orologi, per una collezione stile vintage. La Collezione Flò, infine, fa del fiore un segno che rappresenti eleganza, semplicità e raffinatezza.
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13

giu

2009

Set di posate in una card: dopo Pandoracard…

Scritto da Cammy 
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hans_credit_card_cutleryLa Moscardino-mania, cha ha seminato in giro per il mondo fratellastri e cugini alla lontana della posatina da happy hour per eccellenza, suppongo stia man mano invadendo anche gli altri progetti del nostro Giulio Iacchetti. Girando per il web ho trovato infatti il sosia olandese di Pandoracard, il set di posate per i pasti fuori casa, dalle dimensioni di una carta di credito. Si chiama Credit Card Cutlery, di Ineke Hans e si tratta di una card dalla quale si “staccano”, un po’ come i giochini dell’ovetto kinder, delle posate usa e getta per poter mangiare in ogni momento della giornata ed in ogni luogo un pasto fresco. In questo caso il set comprende solo una forchettina e un cucchiaino, contrariamente a Pandoracard che include anche un coltellino e uno stecchino. Altra differenza tra Credit Card Cutlery e Pandoracard è che nella prima le posate lasciano la bidimensionalità della card, per accennare alla tridimensionalità attraverso un gioco di incastri. Disponibile in bianco, nero e verde, è possibile acquistare Credit Card Cutlery al prezzo di 10$ sul sito www.cooperhewittshop.org. Ma ora sono curiosa: quale card preferite? continua…

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2

giu

2009

Il fascino del guscio d’uovo nel design…

Scritto da Cammy 
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eggshell-lead01“L’uovo è il miglior oggetto di design” diceva il buon Munari. In effetti la perfezione estetico-strutturale di questa creazione della natura ha sempre affascinato e stupito gli studiosi e soprattutto i designer. In particolare, oggetto di maggiore curiosità è il guscio, al tempo stesso esempio assoluto di leggerezza e resistenza. Oltre che nello stand di Riccardo Blumer e i ragazzi dell’Università di San Marino al Salone Satellite 2009, l’uovo è stato protagonista, durante la settimana del design, anche negli oggetti realizzati Nicolas Cheng di Studioroom906. Il giovane designer ha infatti presentato un raffinatissimo set da scrivania, realizzato con gusci d’uovo dismessi. La collezione si chiama Childhood Memories e comprende una matita, un ferma matita, una gomma per cancellare ed un foglio. Grazie ad una particolare tecnica di pressurizzazione dei gusci, Nicolas Cheng ha ottenuto dunque un nuovo materiale “stratificato” che conserva le proteine e i cristalli minerali contenuti nei gusci d’uovo, conferendo alla collezione eccezionali caratteristiche estetiche. continua…

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25

mag

2009

Le auto da corsa del futuro sono GreenGT

Scritto da Cammy 
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green-gtLa compagnia svizzera GreenGT ha appena “sfoderato” la sua arma vincente: il prototipo dell’auto elettrica che sfreccerà in occasione dell’evento 24 Hours of Le Mans del 2011. Il progetto si chiama infatti Le Mans Racer ed è frutto del lavoro di un team di studenti provenienti dal ISD du Valenciennois in Francia. Baptiste Viry ( designer, 5° anno) Thomas Clavet (designer, 5° anno), Julien Sarreméjean (designer, 3° anno), Romuald Lemoine (digital designer, 2° anno) e Mathieu Bouis (digital designer, 1° anno), hanno dato vita ad un’auto sportiva dalle altissime prestazioni e tecnologicamente avanzata. Tra le numerose caratteristiche Le Mans Racer vanta una carrozzeria in fibra di vetro, montata su uno chassis in fibra di carbonio omologato FIA 2008; può essere inoltre alimentata da energia solare attraverso pannelli fotovoltaici che ricaricano 2 batterie al litio da 30kWh ciascuna, possiede 2 motori elettrici ognuno da 100 kW raffreddati ad acqua, raggiunge la velocità massima di 275km/h compiendo 0-100km in meno di 4 secondi. Raggiante e aggressiva al punto giusto. E chissà che non ci ritroveremo una versione di questo gioiellino anche sulle nostre strade.. voci di corridoio non smentiscono.. continua…

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13

mag

2009

Intervista a Davide Conti: et Voilà!

Scritto da Cammy 
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voilaQuesto post inaugura una sezione di ctrlc-ctrlvidesign.it a cui penso da un pò e che presto prenderà forma.

Capita spesso di pensare al design come “oggetto” perchè è quello il mezzo attraverso il quale si esprime e con cui entriamo in contatto, ma raramente ci soffermiamo a pensare a chi c’è dietro l’oggetto. Eppure a mio avviso l’anima di un oggetto non è altro che la trasposizione dell’anima di chi lo crea, durante un percorso in cui viene contaminata da altri “effluvi” provenienti dal contesto, dalle richieste, dalle aziende..

Da qui l’idea di dare la possibilità ai lettori (ma anche a me stessa) di leggere non solo le critiche e i pareri di esterni sui progetti ma anche le parole di chi ne è autore.

Oggi sapremo qualcosa in più su Davide Conti, il giovane designer di Voilà, che si sta pian piano facendo conoscere grazie al suo talento eclettico e al suo spirito creativo. leggi l’intervista…

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1

mag

2009

Ombrello The Reusable:riutilizzo come ecostrategia

Scritto da Cammy 
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ombrello2Il progetto di oggi si è distinto tra gli stand del Fuorisalone per semplicità, immediatezza ed efficacia. Si tratta di Ombrello The Reusable, e il nome la dice lunga..
Le due giovani designer Alice Bertola e Barbara Civilini hanno unito la pragmaticità e la sensibilità etica dell’una con la vena artistica e comunicativa dell’altra per dare vita ad una nuova idea di ombrello. Non a caso si parla di vita, perché il fulcro della questione è proprio questo. Dopo un’attenta analisi, Alice e Barbara si sono rese conto che oggetti di uso comune, progettati per durare, oggi sono destinati ad avere breve vita, a diventare “usa e getta”. E l’ombrello ne è il caso più eclatante: che si tratti di ombrelli più o meno di valore, dopo una pioggerella un po’ più insistente ce li ritroviamo tutti sul ciglio della strada, senza vita, diventati ormai rifiuto. Ma questa analisi ha portato le ragazze ad un’altra osservazione interessante. Il più delle volte (direi quasi sempre) l’ombrello diventa irriutilizzabile perché è la struttura in metallo a rompersi… non la tela! Da qui l’idea progettuale: visto che sarebbe complesso e dispendioso riprogettare una struttura che duri, perché non pensare ad un modo per riutilizzare la tela intatta? continua…

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