E’ passato più di un anno dal mio ultimo post. Tante cose sono cambiate, e alla fine è tutto come prima. Pensavo che il mio blog fosse come uno di quei cari amici che, anche se non li senti per tanto tempo, dai per scontato sappiano quanto tu tenga a loro, nonostante altri impegni ti abbiano tenuto distante. Eppure stamattina una velata ombra di nostalgia mi ha fatto venir voglia di scrivere, affrontando la difficoltà di abbattere il “muro del silenzio” che durava da un po’. Ed ecco che oggi il blog indosserà l’abito dell’antenato diario, in cui butterò giù qualche mia riflessione che forse (oppure no) molti di voi condivideranno.
Pensandoci bene, infatti, gli impegni di questi ultimi tempi non sono stati altro che un plausibile alibi. La verità è che il trapasso da studente di design a “non so chi/cosa”, la complessità nel capire quanto spazio ci sia nel mondo del design e se abbia ancora senso parlare di “mondo del design”, la difficoltà di entusiasmarmi di fronte ad un nuovo progetto per poterlo condividere con voi in un post perché di entusiasmante c’era ben poco, mi hanno portato a fare qualche passo indietro. Una sorta di rigurgito di tutto quello che avidamente avevo inghiottito prima senza badare alle dosi. Un fastidio fisico anche nel sentire ripetutamente ovunque la parola “DESIGN”, svilendola come dire “Ti amo” a chiunque o al primo incontro.
Ho iniziato a pormi dunque qualche domanda in più, e a guardare un po’ con diffidenza quel “fantastico mondo dei balocchi” che è il design oggi. Luci, scintillii, montagne di zucchero filato e caramelle gommose per cui tutti vanno pazzi nonostante l’ineccepibile inconsistenza. continua…

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