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diggita.it parla di noi il 24 novembre 2008 alle 02:00

Progettare lampade: vincoli, modelli e icone…

Oggi vi propongo una serie di casi riguardanti proprio progetti di lampade di cui parlavamo prima. Designer che si mettono a lavoro progettando lampade che ne richiamano l’icona, e che sembrano avere strane “parentele”. C’è chi decide di gioca…

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SimplyRoby ha commentato il 17 dicembre 2011 alle 20:07

Il post è datato, accidenti, siamo a Dicembre 2011 e, certamente, in questi 3 anni, il genio umano ha introdotto nuovi modelli in una disciplina che, come evidenziato nell’articolo, è tristemente legata -più di ogni altra- a schemi mentali consolidati (se è luce artificiale, allora è una lampada da muro, un lampadario, una piantana, ecc).
Si evince, da questo articolo, che un architetto ha i suoi limiti nel creare nuove filosofie di luce artificiale esprimendosi con la realizzazione di oggetti che finalmente si slegano dagli stereotipi.
Mi rendo conto che gran parte della luce artificiale che mi circonda è spesso così banale, priva di autentica fantasia, seppur molto spesso spinta agli eccessi (con costi tra l’altro davvero proibitivi).
Eppure non è poi così difficile immaginare nuovi scenari, nuove frontiere di luce, proprio rivoluzionando gli schemi mentali, anche appellandoci (non lo nego) alla ricerca tecnologica che, ormai offre sistemi che, solo 10 anni fa erano impensabili, es. led, laser, lastre elettroluminescenti, fosfori, fibre ottiche, ma anche lampade a basso consumo energetico, ecc). Ma la sostanza è un’altra.
D’accordo, la tecnologia aiuta il designer, ma la questione non è tanto studiare la fonte attiva di luce -intesa come elemento che trasforma un qualunque tipo di energia in fotoni- (per questo ci sono le industrie), piuttosto di quali elementi dotarla, come manipolarla e “coccolarla” affinchè tale elemento, nella sua composizione finale, possa esprimersi in un autentico ed UTILE oggetto d’arte.
In uno sfarzoso e pacchiano appartamento a Kiev (la capitale dell’Ucraina) ho visto utilizzare decine di monitor piatti (controllati da 4 computer e da una postazione di regia) per fare luce in un evidente tentativo (questo si riuscito) di ostentare l’opulenta ricchezza finanziaria del proprietario. Per poi dotare l’appartamento di un imponente sistema di condizionamento d’aria per riportare la temperatura ambientale a valori confortevoli. Curioso, anche interessante da un punto di vista tecnologico, ma… che tristezza.
Termino qui con una riflessione: cosa c’è di più bello del vetro e del cristallo, tagliato, lavorato, malleato come fosse plastilina, per veicolare la luce?

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