A volte mi domando cos’è che porta un oggetto a diventare icona di se stesso e della propria categoria. Anche a noi progettisti, chiamati proprio a dare nuove forme e contenuti agli oggetti, capita spesso di non riuscire a distaccarci dai modelli acquisiti dall’esperienza o per cosi dire “innati”, tant’è che pensare ad una sedia vuol dire quattro gambe con un sedile e uno schienale in legno, un’auto vuol dire una carrozzeria su quattro ruote e una lampada richiama immediatamente l’abat-jour da comodino. Converrete con me dunque, che in un siffatto scenario le probabilità di dejavù siano più che numerose.
Oggi vi propongo una serie di casi riguardanti proprio progetti di lampade di cui parlavamo prima. Designer che si mettono a lavoro progettando lampade che ne richiamano l’icona, e che sembrano avere strane “parentele”. C’è chi decide di giocare di pieni e di vuoti, come Diego Bassetti con la lampada da tavolo Whichone la cui parte mancante sembra essere stata “recuperata” da Maria Hamprecht in Solar Lamp, oppure dare forma attraverso i “tagli”, come Malena per Murano, 2d lamp del giovane designer Jeth Koh, e il concept di Benjamin Riot e Valentin Sollier dal nome Icon appunto. E ancora, illusioni tridimensionali con Lucy Handle Light di StauffacherBenz Studio sulla stessa linea della celeberrima TAKE per Kartell , oppure elogio del bidimensionale con Tall e Tiny di Alice Rosignoli, spunto indubbio per Sticker Lamp, presentato al SEOUL DESIGN OLYMPIAD 2008. Da 2d a 3d con un gesto, invece, la Honeycomb_Lamp di Kouichi Okamoto, che ricorda tanto le decorazioni da cocktail.
Infine può essere la luce stessa a dare forma alla lampada, che si presenta come insolita abat-jour proiettata a muro con Solar Vertical Lamp di Yoon-Hui Kim & Eun-Kyung Kim, oppure proiettata sulle facce di un parallelepipedo nel caso di Allume-moi ! dei giovani designer Amélie Lachance, Alexandrine Lemaire, Christine Mongeau e Jackie Richardson. Di seguito sono riportate tutte le immagini.. buona visione!

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Progettare lampade: vincoli, modelli e icone…
Oggi vi propongo una serie di casi riguardanti proprio progetti di lampade di cui parlavamo prima. Designer che si mettono a lavoro progettando lampade che ne richiamano l’icona, e che sembrano avere strane “parentele”. C’è chi decide di gioca…
Il post è datato, accidenti, siamo a Dicembre 2011 e, certamente, in questi 3 anni, il genio umano ha introdotto nuovi modelli in una disciplina che, come evidenziato nell’articolo, è tristemente legata -più di ogni altra- a schemi mentali consolidati (se è luce artificiale, allora è una lampada da muro, un lampadario, una piantana, ecc).
Si evince, da questo articolo, che un architetto ha i suoi limiti nel creare nuove filosofie di luce artificiale esprimendosi con la realizzazione di oggetti che finalmente si slegano dagli stereotipi.
Mi rendo conto che gran parte della luce artificiale che mi circonda è spesso così banale, priva di autentica fantasia, seppur molto spesso spinta agli eccessi (con costi tra l’altro davvero proibitivi).
Eppure non è poi così difficile immaginare nuovi scenari, nuove frontiere di luce, proprio rivoluzionando gli schemi mentali, anche appellandoci (non lo nego) alla ricerca tecnologica che, ormai offre sistemi che, solo 10 anni fa erano impensabili, es. led, laser, lastre elettroluminescenti, fosfori, fibre ottiche, ma anche lampade a basso consumo energetico, ecc). Ma la sostanza è un’altra.
D’accordo, la tecnologia aiuta il designer, ma la questione non è tanto studiare la fonte attiva di luce -intesa come elemento che trasforma un qualunque tipo di energia in fotoni- (per questo ci sono le industrie), piuttosto di quali elementi dotarla, come manipolarla e “coccolarla” affinchè tale elemento, nella sua composizione finale, possa esprimersi in un autentico ed UTILE oggetto d’arte.
In uno sfarzoso e pacchiano appartamento a Kiev (la capitale dell’Ucraina) ho visto utilizzare decine di monitor piatti (controllati da 4 computer e da una postazione di regia) per fare luce in un evidente tentativo (questo si riuscito) di ostentare l’opulenta ricchezza finanziaria del proprietario. Per poi dotare l’appartamento di un imponente sistema di condizionamento d’aria per riportare la temperatura ambientale a valori confortevoli. Curioso, anche interessante da un punto di vista tecnologico, ma… che tristezza.
Termino qui con una riflessione: cosa c’è di più bello del vetro e del cristallo, tagliato, lavorato, malleato come fosse plastilina, per veicolare la luce?
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